|
Dobbiamo continuare ad annunciare?
Di fronte al fenomeno della globalizzazione, che sta imperversando su tutta la faccia della terra, ci chiediamo spesso come far fronte al mandato missionario del Signore Gesù. Da una parte sembra che Gesù abbia già intravisto un tempo di enorme mobilità, dall’altra facciamo fatica a stabilire i confini del nostro annuncio, nel rispetto della coscienza e della libertà religiosa dei fratelli con cui veniamo quotidianamente a contatto.
Sento necessario riprendere delle note dottrinali su alcuni aspetti dell’evangelizzazione, presentati lo scorso dicembre da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede (il testo integrale della Nota dottrinale è reperibile sul sito www.vatican.va). Come conciliare le due esigenze costitutive, l’una insita nella natura della Chiesa, che è missionaria, l’altra, tipica dell’essere umano? La Nota individua il punto d’aggancio, di unità su due precisi versanti. Il primo è quello costitutivo della persona umana che è fondamentalmente libera, volta alla ricerca del bene e della verità. La libertà umana è orientata alla verità e al conseguimento del bene, che non sono ristretti al proprio mondo soggettivo, ma appartengono ad ogni uomo. L’evangelizzazione, in forza di questo, si esprime come partecipazione del bene e della verità di Gesù Cristo ad ogni uomo. Il secondo versante è propriamente ecclesiologico: alla Chiesa è stato affidato il compito d’essere strumento della presenza e azione di Gesù Cristo nel mondo, affinché ogni uomo Lo possa incontrare nella fede. In tal modo, nel progetto di Dio, sorge non solo il diritto per ogni uomo di ricevere «la buona novella di Dio che si rivela e si dona in Cristo», ma anche il dovere di ogni cristiano: «guai a me se non predicassi il vangelo!», dirà Paolo con forza (1Cor 9,16). Il rispetto della coscienza d’ogni uomo viene pienamente attuato nella proposta evangelizzatrice, che non impone affatto un’adesione a Cristo e alla Chiesa, ma comunica la verità credendo che la sua forza risieda nella Verità stessa, che noi sappiamo essere la persona di Gesù. Colui che apre i cuori all’accoglienza della parola e della testimonianza è lo Spirito Santo che vivifica l’azione evangelizzatrice. Il primo movente dell’evangelizzazione è l’amore, l’amore di Cristo, che è stato effuso nei nostri cuori e che ci spinge all’annuncio della salvezza per ogni uomo. I cristiani non hanno alcuna pretesa evangelizzatrice quali paladini e detentori della verità, ma con amore sono a servizio della verità del vangelo nel quale c’è la salvezza. L’azione evangelizzatrice è una proposta liberante, perché Colui che viene annunciato, Gesù Cristo Signore e Salvatore, e Colui che apre i cuori all’annuncio e alla sua accoglienza, lo Spirito Santo, è Dio! In tal modo sono superati i timori e le riserve riguardanti lo scopo dell’evangelizzazione.
A questo proposito possiamo sempre ritornare alle parole pronunciate dal papa Benedetto XVI nella sua prima omelia, in cui ha rivolto un paterno appello a tutti i fedeli, affinché collaborino con lui per poter portare letteralmente “fuori del deserto” tutti quei fratelli che sono ancora lontani dall’esperimentare la bellezza dell’amicizia che rinfranca, che vivifica, e, per quanto possibile, adoperarsi per portare i nostri amici all’incontro con l’Amico per eccellenza, il solo che può realmente far rifiorire le nostre vite. Su questa linea si muove la Koinonia Giovanni Battista chiamata ad essere con la Chiesa «voce di uno che grida nel deserto», al fine di condurre gli uomini fuori di questo deserto verso il luogo della Vita e della Libertà, dove possono incontrarsi con il Signore Gesù.
p. Sandro Bocchin
|
|