La vitalità del seme
Il Seminatore uscì a seminare…

Al museo della birra di Plzeň c’è una stanza chiamata “la stanza dei sapori”. Qui si entra e si possono provare tutti gli ingredienti della birra. Superata questa stanza si entra in un’altra, quella della cottura e poi, infine, si va nelle grotte dove un tempo si conservava la birra. Ora rimangono solo alcune botti, ma che ancora vengono riempite per la gioia dei visitatori. La visita è stata positiva e, se proprio devo essere sincero, mi sono portato a casa alcuni semi di orzo presi dalla stanza dei sapori. C’erano tre grandi recipienti pieni di semi freschi, germogliati e riseccati. Stavo toccando la materia prima della birra: tanti piccoli semi. Il mio pensiero subito è andato alla parabola del seminatore. Normalmente la nostra comune interpretazione della parabola in questione si concentra sul terreno che diversamente accoglie il seme e ne determina il suo germogliare e il suo fruttificare. Così finiamo per guardare a noi stessi, alle nostre disposizioni interiori e dimentichiamo il seme e il seminatore, quasi fossero solo un corollario della parabola. È come se andando al museo della birra mi concentrassi solo sulle bottiglie e sulle botti e dimenticassi la materia prima che riempie bottiglie e botti. Certamente mi si potrà obiettare che in questo modo evito un esame di coscienza che ognuno di noi è tenuto a fare. Lo so bene che assolutizzando solo un elemento si finisce per andare fuori strada, ma è anche vero che il vangelo parla prima di tutto del dono gratuito di Dio, un dono che cambia la vita dell’uomo che lo accoglie. Se guardassi troppo solo a me stesso finirei per scoraggiarmi: quante pietre, quante spine per non parlare di terra battuta adatta solo come fondo stradale. Ma se guardo alla potenza del seme allora credo che un fazzoletto di terreno fertile lo potrei trovare e lì seminare quel seme che, a dispetto di tutto e di tutti, cresce come solo il Signore sa, sia che io dorma sia che io vegli. È questo il vero miracolo: il seme che ha la forza di sfidare anche le condizioni più difficili e impensabili e germoglia fino a produrre frutti. Chiaramente l’uomo ha la sua responsabilità e nessuno può sostituirlo nella risposta all’invito divino, ma è certo che da Dio siamo nati e che il nostro cuore, proprio per natura, non può se non aprirsi alla Vita. Detto questo, so che un posticino, quanto basta per accogliere un seme, lo troverò. Mi si dirà che è una visione incantata della realtà; sarà vero, ma preferisco alimentare la mia speranza guardando il dono di Dio piuttosto che la mia povertà. È più evangelico: è apparsa infatti la nostra salvezza! E allora guardavo con tanta gioia e gratitudine quei semi e godevo nel mettere le mie mani nel recipiente pieno di orzo. Dal mio cuore saliva una preghiera piena di fiducia: la Parola seminata non tornerà al cielo senza aver prodotto ciò per cui il Signore l’ha inviata. Ero così affascinato che qualche seme me lo sono messo in tasca, segno che anche la mia vita certamente germoglierà non per il mio merito, ma per la potenza del seme divino. Il seme è la Sua Parola che come una spada penetra nel nostro cuore, disseta le aridità, riscalda le ossa e illumina gli occhi dando gioia ai nostri sentimenti. Il seme è il Suo Spirito che fa nuove tutte le cose e fa dimenticare quelle passate. Il seme è il Suo Regno che una volta gettato in terra cresce e porta i frutti di una vita di figliolanza e di libertà. Se questo è il seme, chissà com’è il seminatore. Chi semina non può se non avere le stesse caratteristiche del seme, per lo meno vuole che il seme germogli. È un seminatore che ama il suo terreno e che, pari al seme, farà di tutto per spargere la cosa più preziosa che ha: il seme della vita nuova. I vangeli parlano di questo seminatore che instancabilmente e incurante delle asperità del campo continua fiducioso a seminare perché sa che il suo seme, prima o poi, germoglia. Se questo è il Seminatore, allora io non posso se non avere fiducia in Lui e lasciarLo lavorare nel mio cuore. «Signore, tu che sei il Seminatore, ti prego, continua a seminare nel mio cuore. Anzi, fammi vivere come il seme: dovunque io sia possa germogliare e dare alimento ai miei fratelli». È questa la conclusione logica: spargere in tutti i terreni la fiducia nel Seminatore. Al termine della visita al museo ho capito che per far felici i fratelli basta poco: essere seme che diventa birra! Essere seme, voce che porta al mondo la speranza di Dio, seminato nei terreni dei cuori per germogliare la vita: questa è la nostra missione.
p. Alvaro Grammatica