Gerusalemme o Babilonia?

Gerusalemme e Babilonia sono le città più menzionate nella Bibbia. Nella maggior parte dei casi l’autore sacro vuole dirci di più di un semplice riferimento topografico. Per la Bibbia, queste due città non sono solo due città, ma due mondi opposti, guerreggianti e intolleranti e questo dualismo durerà fino a che una delle due scomparirà! Vediamo allora di approfondire il mistero celato in queste due città. Innanzitutto, la parola Babilonia viene dalla lingua greca; quando i traduttori dall’ebraico al greco trovarono la parola ebraica Babele, la tradussero con Babilonia. Si tratta della stessa città. Ecco allora che per capire Babilonia dobbiamo andare indietro nel tempo, proprio all’inizio del libro della Genesi quando, al capitolo 11, è raccontata la storia della costruzione di una città e di una torre: la torre di Babele! «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome» (v. 4). I suoi costruttori, attraverso una grande torre, volevano raggiungere in qualche modo le sfere celesti e, di conseguenza, Colui che vi abita: Dio. Tempo prima, in effetti, la relazione tra i nostri antenati e Dio creatore si era interrotta a causa del peccato; il silenzio instauratosi creava disagio, bisognava pur far qualcosa. Tutto sommato una volta letto tutto il passo biblico, quasi quasi, ci potremmo trovare d’accordo nel dire: «Ma che male c’è?! Se Lui non parla e non scende da noi, cosa ci resta da fare, se non organizzarci per salire noi da Lui?». Avremmo trovato la base teologica del detto: «Aiutati che il ciel ti aiuta». Ma sembra proprio che a Dio questo progetto non sia andato a genio: «Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra…» (vv. 8-9). Babele non è il nome che gli uomini diedero alla città, cosicché possiamo chiamarla col nome più adatto, per esempio: orgoglio, superbia, arroganza… Teologicamente la torre viene interpretata come un atto di superbia e ribellione a Dio. La Sua risposta è insieme una punizione ed una misura preventiva per evitare che gli uomini esagerino nel loro orgoglio. Per capire meglio la gravità di questo atteggiamento, dobbiamo parlare di Gerusalemme. Continuando la nostra lettura biblica vediamo l’intervento divino contro Babele. La voce dall’alto che chiama: «Abram, vattene dal tuo paese… verso il paese che io ti indicherò» (Gn 12,1). Dio stesso rompe il silenzio e prende l’iniziativa di rientrare in relazione con l’uomo, però a modo Suo. La differenza tra le due città, sta in questo “a modo Suo”. Dopo la promessa, il Signore chiede ad Abramo di mettersi di nuovo in viaggio e dirigersi verso il monte Moria per offrire in sacrificio il suo unico e amato figlio, quello promesso. Il luogo scelto per questa immolazione coincide, secondo la tradizione (cfr. 2Cr 3,1) con il luogo dove Salomone costruì il Tempio a Gerusalemme. Durante il viaggio, il giovane Isacco, vedendo che non c’era niente da sacrificare chiese, preoccupato, informazioni del tipo: che senso ha andare se…?. Allora Abramo rispose: «Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!» (Gn 22,8). Così è stato: Gesù è l’Agnello di Dio, che è stato immolato per noi, proprio sul “monte della Provvidenza” a Gerusalemme. Per questo motivo Abramo è chiamato “padre della fede”. Egli accolse con docilità il comando del Signore e non esitò a credere nel Dio delle possibilità. La docilità è la condizione necessaria per incontrarci con la soluzione che il Signore ha già preparato per tutti noi. Ecco allora che Gerusalemme è la città che ci ricorda che Dio vuole abitare con noi, vuole entrare nella nostra vita quotidiana, vuole affrontare con noi le piccole e grandi sfide. Il Salmo 134,21 canta: «Da Sion sia benedetto il Signore che abita in Gerusalemme!». Questo è il luogo scelto da Dio per incontrarci e proporci la Sua amicizia! Babele-Babilonia nasconde dentro di sé un atteggiamento umano corrotto dal peccato d’orgoglio, che spinge ad opporci a Dio, a raggiungere la Sua altezza e infine a metterci al Suo stesso posto. Oggi questa mentalità si è profondamente radicata al punto che i difensori della vita, della famiglia, della libertà sono considerati e tacciati come nemici dell’uomo e dei suoi diritti! Strano a dirsi, ma vero: l’umanesimo esasperato che stiamo vivendo nell’attuale Babele comincia a perdere la maschera e a mostrarsi per quello che è. Quando l’uomo cerca di risolvere qualcosa di importante “da solo”, se, da una parte sembra risolvere qualcosa, dall’altra, s’accorge che le sue soluzioni hanno creato altri problemi. Allora, che fare? Scegliere Gerusalemme! Lì il Signore scende per farsi uomo come noi, per interagire con noi, per essere veramente l’Emmanuele, cioè il Dio che abita con noi! Il Signore non tollera che noi “facciamo da soli”, perfino quando le nostre intenzioni sembrano le più giustificabili. Babele rappresenta quell’umanità che, più o meno velatamente, vuole prendere il posto di Dio e “salvarsi da sola”: l’uomo che si fa dio! Gerusalemme rappresenta, invece, quell’umanità che attende pazientemente la proposta salvifica di Dio: Dio che si fa Uomo! Ecco perché tra le due ci sarà sempre guerra, almeno fino a quando Babele non sparirà dal cuore dell’uomo e di tutti gli uomini.
p. Giuseppe De Nardi