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Come frecce
in mano a un eroe
sono i figli
della giovinezza maggiorenne
Siamo sposati da quasi 9 anni, abbiamo quattro bambini: Alexandra, Ivan, Tomáš e Richard. Abitiamo a Košice, facciamo parte della Koinonia in Slovacchia da quasi 10 anni e siamo coordinatori di una comunità familiare.
Betka: Ci siamo conosciuti al corso Filippo il 16 maggio 1998. Quel giorno era il compleanno di mio padre, con cui non avevo una buona relazione. Da tempo cercavo di perdonarlo, con la convinzione che se vi fossi riuscita avrei avuto una grande benedizione. E così è stato: Il Signore mi ha dato la grazia di perdonarlo e subito dopo ho incontrato Riki.
Riki: Così è iniziato il nostro rapporto. Alla mia domanda: «Come ti immagini la vita?», Betka ha risposto: «Vorrei diventare madre, non voglio vivere solo per fare carriera!» e mi ha immediatamente affascinato.
Betka: Quanto a me, mi è piaciuta l’assiduità, l’amicizia sincera, la pace che mi trasmetteva Riki. Diceva sempre: «La fede senza azioni è morta. Le azioni sono necessarie, perché non si può solo dire e non fare».
Riki: Dopo aver incontrato Betka, ho passato otto mesi lavorando all’estero. A Betka non faceva molto piacere, comunque vedeva che umanamente crescevo sempre di più. Approvava quindi il mio soggiorno lontano da casa. Durante quel tempo Betka stava portando a termine gli studi universitari in ecologia. L’anno successivo le ho chiesto se voleva sposarmi: ero convinto che era lei “quella giusta“. Mi dicevo: «Perché aspettare?», avevo già 28 anni.
Betka: Quando ho detto ai miei genitori che avremmo voluto sposarci, non erano tanto entusiasti. Sentivo però che il Signore mi diceva di assecondare il desiderio di Riki. Sapevo che tutto questo era intervento di Dio nella mia vita. Proprio Riki mi sapeva dare quella vitalità di cui parla la Scrittura. Ci siamo sposati. Subito sono rimasta incinta ed è nata Alexandra; quando aveva solo sei mesi, sono rimasta incinta di nuovo ed è stato piuttosto uno shock per me, perché sono una persona a cui piace programmare la propria vita. Ho vissuto tutta la gravidanza con un senso di paura, mi sentivo abbandonata, tanto più che vivevamo all’estero. Riki riusciva sempre ad incoraggiarmi: «La vita è così, ci saranno sempre incertezze, cose non chiare da affrontare...». Dentro di me lo ammiravo, riusciva ad essere molto forte.
Riki: Siamo tornati a casa dall’Italia, dove avevo lavorato per alcuni mesi ed è nato Ivan. Era un bambino che piangeva spesso. Ho capito allora quanto sia importante l’educazione prenatale. Abitavamo in un appartamento, però io sognavo una nuova abitazione tutta per noi. Un giorno, provvidenzialmente, ho trovato un annuncio di vendita di una casa in collina. Ci siamo adoperati nella preghiera per ricevere quella casa, solo che non avevamo il denaro sufficiente per l’acquisto. Ho fatto un passo rischioso. Mi sono fatto prestare dei soldi da un mio conoscente in America, con cui avevo lavorato qualche anno prima. Abbiamo comprato la casa con l’intenzione di ristrutturarla e di vendere l’appartamento, così avremmo restituito i soldi. Sono riuscito a ripararla in modo che in poco tempo due camere erano già usufruibili. La situazione non era facile, entro un anno ci siamo trasferiti grazie ai soldi ottenuti dalla vendita dell’appartamento. I nostri parenti non riuscivano ad accogliere quello che stavamo facendo. È stato un periodo molto difficile e la nostra fede è stata messa a dura prova. Quando eravamo in attesa del terzo bimbo, la casa non era ancora finita. In quel tempo ho iniziato a lavorare per conto proprio come tagliapietre. Sapevo che se fossi rimasto fedele al Signore, non mi avrebbe abbandonato. Il mio lavoro cominciò a rendere bene e mi resi conto insieme a Betka che più bambini avevamo più riuscivo a guadagnare.
Betka: La nostra famiglia e molte altre persone ci considerano piuttosto strani, abbiamo quattro bambini, una casa, due macchine, non abbiamo debiti, e io stessa mi prendo cura dei bambini e della casa. E ci vogliamo bene sempre di più. Il Signore ci ha benedetto, pur facendoci passare attraverso momenti di precarietà.
Riki: Dobbiamo affrontare sempre nuovi problemi legati soprattutto all’educazione dei nostri bambini, però il Signore ci dà sempre la forza per andare avanti insieme. Senza Dio non sarebbe possibile. Betka ed io abbiamo creduto nel Signore e siamo rimasti a Lui aggrappati. Nella fedeltà alla Parola il Signore ci ha unito e reso veramente una cosa sola. Guardando indietro posso testimoniare che seguire il Signore ripaga sempre.
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