Il nostro amore è diventato maggiorenne

Mario ed io, Emanuela, avevamo entrambi avuto una delusione amorosa che ci aveva segnato profondamente, tanto che all’ingresso del nos-tro cuore avevamo affisso il cartello «divieto di transito». Ma l’Amore vi è entrato sorridendo e ha esclamato: «Io entro dovunque!». Gesù è entrato nelle nostre vite e ci ha fatto incontrare. L’esperienza dell’amore di Gesù è stata così forte che ci ha spinti ad avere il coraggio di rivelarci i sogni del nostro cuore ed è così che, solo dopo otto mesi di fidanzamento, ci siamo felicemente sposati sotto la guida di p. Ricardo e dei fratelli della Koinonia alla quale avevamo aderito nello stesso anno. Era il 7 ottobre del 1989. Il nostro amore è stato messo subito alla prova: io sono diabetica e nel luglio del 1990 sono rimasta incinta; tutti gli esami confermavano la gravidanza in corso. Mi sottomisi a controlli su controlli. Alla sesta settimana feci una visita e il medico si accorse che qualcosa non andava. Mi fece ripetere l’esame dell’HCG che confermava i suoi dubbi: o la gravidanza non era mai iniziata, cosa improbabile visto gli esami precedenti, o ciò significava un arresto della crescita del bambino e quindi la morte. Mi consigliò di abortire in quanto secondo lui il feto era già morto e se anche non lo fosse, portava sicuramente dei grossi handicap. Mario ed io non abbiamo voluto credere a queste parole e ci siamo aggrappati al Signore mentre i fratelli della comunità si univano a noi nella preghiera. Il 15 agosto salimmo a Camparmò da p. Ricardo che ci chiese: «Che cosa è successo?». Poi semplicemente mise la sua mano sul mio grembo, pregò per pochi secondi e disse: «Vai tranquilla, in te c’è la vita!». Credemmo a quelle parole che furono confermate dopo una settimana, quando il ginecologo fece ripetere gli esami e con suo stupore si accorse che tutto si era normalizzato. La gravidanza proseguì con momenti di difficoltà, ma forte di quella “parola”, che ancora risuonava dentro di me, e del sostegno della preghiera dei fratelli, riuscii a dare alla luce con parto naturale la nostra primogenita Alessandra, completamente sana di ben 3,450 kg. Che grande dono!
Nel mese di dicembre del 1996, abbiamo vissuto un’altro momento molto difficile. Alla vigilia di Natale io, Mario, al mio ritorno a casa dal lavoro trovo Emanuela inerme. Chiamo l’ambulanza e le riscontrano un coma diabetico: la glicemia era a 1200. Ero spaventato perché i medici non sapevano se riusciva a superare la notte. Chiamai subito i fratelli della comunità che si misero in preghiera e la presentarono alla santa Messa della notte. Emanuela si risvegliò proprio alla mezzanotte: Gesù era intervenuto e l’aveva fatta rinascere ancora una volta, le aveva ridato la vita, la vita in abbondanza perché il coma non aveva riportato nessuna conseguenza nel suo corpo e il Natale successivo (1997) non solo era viva, ma portava nel suo seno una nuova vita: era incinta di 5 mesi. Un altro grande dono!
Questa gravidanza sembrava andare meglio perché i continui controlli necessari a cui mi sottoponevo sembravano sufficienti a gestire ogni cosa. A sette mesi però iniziarono delle continue contrazioni e si temeva un parto prematuro. L’esito degli esami fu doloroso: volevano ricoverarmi urgentemente per anomalie fetali (così aveva scritto il medico), ma ci rifiutammo e preferimmo andare nell’ospedale dove era venuta al mondo Alessandra. Dopo 40 giorni di ricovero è nata una bambina di 3,050 kg, di nome Anna, sana e bella come la sorella, a gloria di Dio Padre. Ricordo che tutto il reparto era venuto a vedere la creatura di cui parlavano da molto i medici e della quale ognuno di loro aveva pronosticato positivamente o negativamente. Le difficoltà non sono mancate e non mancheranno, ma abbiamo tracciato una strada proprio con i sassi che abbiamo trovato nel cammino.
Quest’anno abbiamo festeggiato 18 anni di matrimonio e dobbiamo testimoniare che il nostro amore è diventato maggiorenne perché siamo felici e ci sentiamo liberi di amare e di sentirci amati, sappiamo di poterci fidare l’uno dell’altro senza pesare i pensieri, senza misurare le parole. Siamo un libro aperto l’uno per l’altro. Conosciamo i nostri pregi, ma anche i nostri difetti e di quest’ultimi abbiamo imparato a riderne insieme.
Tutto questo lo dobbiamo al fatto che quando abbiamo pronunciato il nostro sì eravamo due persone, ma con un’unica vita davanti, una vita che abbiamo donato al Signore e alla comunità e questa è la garanzia del nostro amore. Non dobbiamo temere di nulla perché il progetto del Padre per la famiglia è meraviglioso ed Egli ci dà gli strumenti necessari per intervenire nell’ordinarietà e nella straordinarietà degli eventi.